“Nata per te”, Einaudi. Una recensione

A cura di Silvana Giuliano

 

La storia di ‘Nata per te’ è nota ai più: un ragazzo gay riesce ad adottare una bambina down.

Alba, abbandonata dalla madre in ospedale appena nata, viene rifiutata da circa trenta famiglie prima di trovare quello che sarà poi il suo papà.
La narrazione avviene tramite una serie di incontri tra il protagonista e un altro padre, Luca Mercadante, che interroga se stesso e il suo interlocutore circa le motivazioni di questa scelta.

La scena che mi ha colpito di più è stata quella in cui il protagonista, Luca Trapanese, si trova davanti il modulo da compilare. Apprendiamo che a lui, come a qualsiasi altro aspirante genitore single, è concessa in Italia l’adozione purché prediliga bambini provenienti da situazioni disagiate,
quindi affetti da menomazioni fisiche, extracomunitari, affetti da menomazioni mentali e così via.

Ma Luca Trapanese non è un ‘qualsiasi’ genitore single. Stiamo parlando di un uomo estremamente credente che ha dedicato la sua intera vita all’aiuto dei più deboli, ha fondato diverse comunità per ragazzi disabili, down o addirittura affetti da malattie terminali.
Purtroppo il libro non riesce ad arrivare fino in fondo a causa della forma: la struttura risulta carente in quanto incentrata più a celebrare in maniera quasi spasmodica le attitudini del padre adottivo che a sottolineare quello che dovrebbe denunciare, ovvero che se un genitore single risulta idoneo per l’adozione di una bambina disagiata, perché non lo è quando si parla di bambini “normodotati”?

Ciò penalizza la lettura, col risultato che non ci si appassiona.
Sono stati inseriti pezzi di vita dell’altro padre, Luca Mercadante, che in nulla risultano attinenti al motivo per cui si acquista il libro, ovvero conoscere meglio la storia di Alba.
In sostanza un libro che non consiglierei.

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