“Pastorale Americana”, capolavoro su carta e pellicola

di Lucio

Nella lunga attesa di questa quarantena, abbiamo potuto recuperare un po’ di libri rimasti per molto tempo sopra ai comodini, ma anche affogare molti momenti di noia nella televisione.

Facendo così mi sono imbattuto nel film tratto da “Pastorale Americana”, capolavoro di Philip Roth del 1997 entrato oramai di diritto nell’olimpo dei grandi romanzi contemporanei.
Il film è piuttosto recente, anno 2016, a conferma di quanto attuale – per non dire eterno – sia il disegno che in quello splendido racconto si traccia della nostra società, delle sue aspettative, dei suoi fallimenti.

Ci sono molti modi per approcciare una sceneggiatura tratta da un grande romanzo. Il primo bivio è tra fedeltà alla trama e originalità. Abbiamo ottimi esempi di entrambi gli stili, e anche epici disastri.
Nel film del regista Ewan McGregor si propende per la soluzione di una perfetta riproposizione del libro, pressoché identica, tanto nei contenuti quanto nello stile narrativo: il risultato, globalmente, è un film denso e di qualità eccelsa.
Certo, anche in questo caso si continua – mi si perdoni – a preferire la cruda immaginazione che emerge dalle pagine del romanzo: un martellare continuo di una realtà spietata, del decadere lento e inesorabile di una famiglia, di affetti, delle certezze di un uomo che era un esempio in ogni campo e che, un pezzo per volta, viene scarnificato delle proprie vittorie.

Una panoramica di una crudeltà mai romanzata ma sempre reale, tangibile e concreta su una vita che cade, sui rapporti con il passato e le scelte del presente, sullo scontro tra immagine sociale e nuda verità quotidiana.
Un capolavoro che, grazie a questo film, ho potuto andare a riscoprire: un ottimo ritorno di fiamma, immortale, per la quarantena.

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